L’ex Macello comunale di Arona, in via Trieste, ha riaperto le porte con una funzione completamente nuova. Ora ospita il Museo d’arte moderna e contemporanea Fanny Usellini, nato dal recupero degli edifici costruiti all’inizio del Novecento. L’intervento restituisce alla città un’area di circa 1.770 metri quadrati, tra spazi interni e cortile, destinata alla collezione permanente, alle mostre temporanee e alle attività culturali.
Il punto di partenza è la donazione della famiglia Sansone-Usellini: 556 opere che comprendono dipinti, sculture, acquerelli, collage, incisioni e libri d’artista, accanto a maschere, statuette e altri oggetti d’arte africana. È una raccolta cresciuta nel tempo, più vicina alla storia di una famiglia e dei suoi incontri che a un percorso costruito a tavolino. Il primo nucleo risale al pittore Gianfilippo Usellini, che ricevette molte opere in dono o attraverso scambi con i colleghi. Sua figlia Fanny e il marito Luigi Sansone, storico e critico d’arte, continuarono poi ad arricchirla.
Tra gli artisti presenti nella collezione figurano Piero Manzoni, Piero Fornasetti, Arturo Martini, Antonio Calderara, Aligi Sassu e Saul Steinberg. Sono nomi che danno un’idea dell’ampiezza della raccolta, dall’arte italiana del Novecento alle esperienze internazionali.
Il museo porta il nome di Fanny Usellini Sansone (1939-2018), cresciuta tra Milano e Arona. Figlia di Gianfilippo, che trascorse ad Arona gli ultimi anni della sua vita, Fanny studiò e scrisse d’arte e collaborò a mostre dedicate al padre. Intitolare a lei questo luogo significa ricordare anche il lavoro di chi ha custodito e fatto conoscere le opere prima della donazione alla città.
Ma c’è una parte del progetto che va oltre le sale espositive. Il Museo Fanny Usellini è stato concepito come polo di inclusione sociale: persone con disabilità o in condizioni di fragilità possono partecipare a percorsi formativi e lavorativi legati all’accoglienza, alla biglietteria e alla caffetteria, con il coinvolgimento della cooperativa sociale Il Ponte.
Anche il punto ristoro, chiamato Il Novecento, contribuisce a fare dell’ex Macello un luogo da frequentare, oltre che da visitare.




