Contadini che danzano, villaggi sotto la neve, paesaggi, fiori e proverbi trasformati in immagini: dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, Palazzo Reale racconta la famiglia Brueghel attraverso oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe. La mostra I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa segue tre generazioni di artisti e spiega come soggetti un tempo considerati secondari siano diventati protagonisti della pittura europea. È praticamente la prima grande mostra milanese dedicate alla famiglia di artisti del Rinascimento fiammingo, “Un Rinascimento alternativo” secondo la brillante definizione dei curatori.
Il punto di partenza è Pieter Bruegel il Vecchio. Nelle sue opere la vita del popolo entra al centro della scena: feste, lavori e gesti ordinari acquistano la stessa dignità dei temi religiosi o mitologici. Ma quelle immagini così vivaci chiedevano anche uno sguardo attento, capace di cogliere ironie, allusioni e giudizi sulle debolezze umane.
Lo mostra bene I Proverbi, dipinto nel 1607 dal figlio Pieter Brueghel il Giovane a partire da un’invenzione paterna. In un villaggio affollato si intrecciano più di cento modi di dire: c’è chi spreca denaro, chi si fa ingannare, chi tenta di rimediare troppo tardi. Il figlio riprese più volte i soggetti del padre, diffondendoli attraverso la propria bottega e contribuendo alla fortuna del nome Brueghel.
Un percorso diverso fu quello dell’altro figlio, Jan Brueghel il Vecchio, autore di paesaggi, fiori e scene allegoriche minuziose. Il suo legame con Milano è stretto: nel 1595 arrivò in città su invito del cardinale Federico Borromeo, per il quale realizzò opere oggi conservate alla Pinacoteca Ambrosiana. Tra i prestiti in mostra figura Fiori in un vaso.
Il percorso arriva fino a Allegoria della Pittura di Jan Brueghel il Giovane: fra strumenti, quadri e una bottega al lavoro, l’opera presenta la pittura come arte, mestiere e sapere tramandato. È anche la chiave della mostra: capire come le invenzioni di una famiglia abbiano aiutato a definire paesaggio, natura morta e scene di vita quotidiana come generi autonomi.
Inutile dire che è una mostra da-non-perdere!









