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Etruschi e Futurismo? La risposta è alla Fondazione Rovati

Una immagine della mostra Giano-Culsans ©Traccetv per Fondazione Luigi Rovati

Etruschi e Futurismo? La risposta è alla Fondazione Rovati

Mostra Giano-Culsans
Il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini
Fino al 15 settembre 2024
Fondazione Luigi Rovati
Corso Venezia 52, Milano
fondazioneluigirovati.org

 

La Fondazione Rovati è un museo molto giovane (e per questo forse ancora poco conosciuto) ma che merita un grande rispetto. Le collezioni esposte di raffinatissimi pezzi d’arte antica, principalmente etrusca, meritano una grande attenzione. La quantità di oggetti e statuine in mostra è impressionante e si colloca in modo eccellente con i raffinati ambienti di questo palazzo che dà su corso Venezia, zona nobile della città (ne avevamo parlato qui). Ma non è tutto. Il rapporto fra arte di età precristiana e arte dei secoli più recenti è un’altra caratteristica della Rovati che di fianco a pregiati pezzi etruschi espone lavori di Warhol, Melotti, Campigli e altri contemporanei.

In questi giorni, fino al prossimo 15 settembre c’è un’altra mostra “dialogante”. Dall’Accademia Etrusca di Cortona (AR) sono giunti alcuni pezzi strabilianti. Si tratta di due statuette bronzee ritrovate negli scavi proprio nella città toscana. Che sono poste “a colloquio”con alcuni lavori dell’artista futurista, anch’egli cortonese Gino Severini (1883-1966). Le prime due sono raffigurazioni (datate III secolo a.C) degli dei etruschi Culsans (nella latinità noto come Giano, il bifronte) e Selvans: il primo protettore della città, l’altro della foresta. Le opere, adornate da iscrizioni votive in alfabeto etrusco, rivelano il loro ruolo sacro di custodi delle porte e dei confini della città.

Di fronte a loro due lavori di Severini del 1962: due versioni differenti del Giano bifronte ispirato alle statuine etrusche esposte nella città natale dell’artista.

Viene così offerta la possibilità di una riflessione sul tema del dualismo e del doppio, esplorando il rapporto complesso e simbolico tra due mondi: quello etrusco antico e l’arte moderna di Gino Severini. Situata nello Spazio Bianco al piano Nobile del Museo d’arte, l’esposizione trae ispirazione dall’interesse profondo di Severini per l’antica civiltà etrusca e per l’archeologia della sua Cortona.

Parallelamente alle sue opere scultoree, la mostra evidenzia anche il talento pittorico di Severini attraverso opere come “Natura morta con aringa e compostiera blu” del 1946-1947. Questo dipinto, con evidenti riferimenti al mondo etrusco, rappresenta una tavola imbandita con aringhe e vasi, richiamando il vasellame in bucchero utilizzato nei banchetti aristocratici dell’antica civiltà.

Gino Severini
La vita e l’opera di Gino Severini sono intimamente intrecciate con le città di Roma, Parigi e Cortona. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita a Cortona, Severini si stabilisce prima a Roma e poi a Parigi, dove entra in contatto con le avanguardie artistiche dell’epoca, tra cui il Futurismo e il Cubismo. Tuttavia, il suo legame con Cortona rimane saldo, tanto che alla fine della sua vita decide di donare alcune delle sue opere più significative all’Accademia Etrusca, rendendo omaggio alla sua terra d’origine e al suo patrimonio artistico e culturale.

 

 

 

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